Editoriale

Silvia Montefoschi e la ricerca del pensiero uno

 

silviaopera1-copy.jpgMarzo 2011. Silvia Montefoschi ha compiuto la ricerca costante dell’unità del pensiero in questo mondo, per proseguire il suo viaggio verso la sempre anelata coniunctio tra femminile e maschile nell’oltre.

Nata a Roma nel 1926, psicoanalista italiana, biologo e medico, una mente illuminata (tra pochissime) nel panorama attuale della psicoanalisi. La sua matrice era junghiana, in quanto allieva di Ernst Bernhard e, con lui, tra i fondatori della prima associazione junghiana italiana. Tuttavia, come lei stessa diceva, è andata “oltre” Jung, proprio in coerenza allo sviluppo del pensiero junghiano.

Per Montefoschi la psicoanalisi è originariamente, e radicalmente, relazione: relazione tra sé e la propria interiorità (l’inconscio personale), tra l’uno e l’altro del discorso nella dimensione sociale e culturale (l’inconscio collettivo), tra l’uomo e tutto il reale come esserci dell’essere che, vivendo, evolve nella conoscenza di sé (l’inconscio universale). La psicoanalisi, non solo ridotta a pratica terapeutica, è sempre stata per Montefoschi il metodo principe che apre all’uomo la strada (la “chiave d’oro” di un suo sogno) per divenire Soggetto. In questo sviluppava ampiamente il concetto di “processo di individuazione” di Jung. Il divenire Soggetto, per Montefoschi comporta il superamento della identificazione solipsistica nel proprio Io, e l’apertura all’Altro visto ed esperito come altrettanto Soggetto, e non più come oggetto della propria conoscenza. L’uomo, pertanto, diviene Soggetto Intersoggettivo: non è possibile essere soggetti “da soli”.

Nello sviluppo del suo pensiero, Montefoschi inizia proprio a trattare dell’intersoggettività come svelamento di un passaggio qualitativo all’interno della relazione psicoanalitica (“L’uno e l’altro”, Feltrinelli 1977): dall’interdipendenza, fondata sull’alienazione della propria interiorità e di quella dell’altro-del-discorso nell’oggettività, all’intersoggettività come recupero della proiezione nell’oggetto, e riscoperta della conoscenza come dialogo tra soggetti. Questo primo passaggio le permette di rileggere radicalmente il metodo psicoanalitico in chiave relazionale, con la riformulazione dei concetti freudiani classici di transfert, controtransfert, difesa, proiezione, libìdo, complesso di edipo, e dei concetti junghiani di anima, ombra, archetipo, inconscio collettivo, simbolo, processo di individuazione. Con il libro “C.G. Jung un pensiero in divenire”, l’autrice elabora a tal punto la visione della psicologia analitica, da risultare controversa agli junghiani ortodossi.

Nella continua dialettica con il reale, Montefoschi aborriva una psicoanalisi chiusa nella stanza dell’analista, e relegata a un dialogo personalistico con l’inconscio, avulso dalla realtà sociale e dall’universalità dell’esistente. “Oltre il confine della Persona”, “La dialettica dell’inconscio”, “Al di là del tabù dell’incesto”, sono titoli evocativi di questo processo.

Nel 1985 una ulteriore svolta. Con “Il sistema uomo, catastrofe e rinnovamento” ed “Essere nell’essere”, Montefoschi apre i confini del metodo psicoanalitico a tutto il sapere dell’essere umano. Riesce a compiere una “Megasintesi” (termine ricevuto da un sogno) tra i saperi della filosofia, della fisica e delle scienze biologiche, delle tradizioni culturali mistiche e religiose, dell’antropologia, arrivando a descrivere il percorso evolutivo dell’essere reale come un continuo processo di conoscenza, tramite salti di coscienza dell’essere stesso. “La coscienza dell’uomo e il destino dell’universo”, “Il principio cosmico”, “Dall’uno all’uno oltre l’universo”, sino a “Storia di colui che è in coloro che sono”, esprimono la sintesi del pensiero dell’autrice verso la coniunctio tra maschile (in quanto pensiero e amore che si fa atto) e femminile (in quanto potenzialità del pensiero e dell’amore) in un continuo divenire.

Coerentemente con la certezza che il pensiero della realtà e la realtà concreta debbano coincidere, e che il divenire del pensiero coincide con il divenire della realtà vissuta, Montefoschi vive nella sua reale esperienza quell’incontro con il maschile, da sempre separato dal femminile. Il suo “incontro con Giovanni” (Giovanni di Zebedeo, colui che aveva scritto: “in principio era il logos”) la porta a testimoniare pubblicamente (anche negli ambienti psicoanalitici) questa esperienza, mistica e logica al tempo stesso (“Il Vivente”, “L’essere vero”). Come si può comprendere, l’esclusione dagli ambienti accademici ed editoriali, è stata immediata. La sua testimonianza è troppo dirompente degli schemi di una cultura che ha perso il senso della ricerca della verità, e che fraintende la funzione trascendente del pensiero, per aderire solo all’immediatezza di un pensiero concreto più corrispondente alla comunicazione di massa.

Al contrario, testimoniamo l’assoluta lucidità del pensiero di questa autrice, che ha precorso quelle che ora sono tendenze accettate dalla psicoanalisi (“relazione”, “intersoggettività”), e che per gran parte è ancora tutto da scoprire e da comprendere.

Segnaliamo però una inversione di tendenza nell’editoria: la casa editrice Zephyro (http://www.zephyro.it/ , mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , cell. 348.8151650) con grande sforzo sta pubblicando l’opera omnia di Silvia Montefoschi, un’opera imperdibile per ogni studioso di psicoanalisi.

 

 

A Silvia, alla sua Presenza costante, è tutta la nostra gratitudine e il nostro amore.

 

Il Presidente CEPEI

Paolo Cozzaglio

 

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