L'ultima seduta PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Fojeni   
domenica 29 novembre 2015

Lo scorso mese di settembre,durante l’ultimo incontro con un paziente, ho vissuto un’esperienza che mi ha scosso nel profondo dell’animo e mi ha portato a riflettere sul vissuto del terapeuta durante e dopo l’ultimo incontro con il paziente, nel momento conclusivo del percorso terapeutico.

Questa esperienza mi ha ricordato quanto affermato da Madame Blanche (la psicoanalista di Anna nel film di Nelo Risi e nel libro di Marguerite A Sechehaye “Diario di una schizofrenica): «Guardo la sedia vuota e mi rendo conto che tra qualche tempo Anna non sarà più qui. Oggi Anna può fare a meno della mia presenza perché mi porta stabilmente dentro di sé e sono io che la devo perdere. Sento dentro come un lutto, ma questo è il prezzo di una nascita».

In fondo, dopo aver camminato insieme a lungo e dopo aver condiviso emozioni, pensieri e segreti, è  doloroso lasciarsi: questo sia per il paziente, sia per il terapeuta. Ma, come afferma Madame Blanche, è  questo il prezzo di una nascita.

Il signor Mario, 62 anni, dializzato da quando aveva 20 anni,mi è stato inviato dal reparto di Dialisi del suo Ospedale di riferimento per un sostegno psicologico. Ci siamo incontrati, all’inizio con difficoltà : Mario riteneva di non aver bisogno di uno psicologo e veniva solo per far “piacere ai medici e a mia moglie”. Successivamente tra noi si è costruita una bella relazione. Ad ogni incontro Mario portava uno scritto in cui raccontava la sua vita a partire dai ricordi della sua infanzia che condivideva con me, confrontandosi, riflettendo ed elaborando i pensieri e le esperienze vissute.

Ed eccoci all’ultimo incontro: Mario entra  nello studio e prende posto sul divanetto, dove solitamente siedo io. Questo perché Mario è  sordo e porta un apparecchio acustico, così abbiamo modificato il setting e io mi accosto a lui con una sedia per poterci parlare senza fatica.

Mario comincia a raccontarmi quanto è accaduto durante la settimana: è  stata una settimana faticosa per le varie dialisi affrontate e si sente stanco. Mi chiede un po’ d’acqua che vado a prendere in cucina e gli  offro volentieri (intanto mi trascorre nel pensiero l’eterna domanda di noi analisti: sto rompendo il  setting?!?).

Mentre parliamo, Mario si sporge leggermente verso destra e, guardando la finestra dietro le mie spalle, comincia a sorridere con piacere.

Incuriosito gliene domando il motivo e lui mi risponde: «Sorrido alla signora che è lì vicino alla sua finestra e mi sta sorridendo piacevolmente. E’ bella, giovanile, sembra una signora di altri tempi, assomiglia a una fata».

Mi giro verso la finestra ma non scorgo nulla : penso ad un’allucinazione anche se Mario è qui da me solo per un sostegno psicologico e non è affetto da patologia psichica grave. Soprassiedo al mio pensiero e continuo la seduta. Quando mancano pochi minuti alla conclusione, Mario si sporge nuovamente in fuori, questa volta verso la porta  di ingresso allo studio e saluta sorridendo, alzando anche la mano.

Di nuovo, alla mia richiesta di spiegazioni, egli risponde che sta salutando un signore gentilissimo che gli sta sorridendo dalla porta. E’ un signore vestito di bianco, che assomiglia molto alla signora di prima e che, come lei, gli dà una sensazione di tranquillità e di gioia. «Sembrano due gemelli!»  – esclama con convinzione.

Non possiamo commentare l’evento perché l’ora si avvia alla conclusione e giunge in studio la moglie di Mario a prenderlo (Mario non guida). Qui si conclude il nostro comune percorso terapeutico.

Qualche giorno dopo sua moglie telefona per comunicarmi la morte del marito avvenuta per infarto, il giorno successivo la nostra ultima seduta.

Proprio in quei giorni stavo rileggendo “Rispecchiamenti dell’anima” di Marie Louise von Franz per preparare il mio intervento ad un seminario di studi e in questo testo ho trovato un tentativo di risposta a quanto accaduto. 

L’Autrice, commentando la tragica storia della martire cristiana Perpetua di Cartagine, spiega come «in attesa dell’esecuzione a morte Perpetua ebbe varie visioni oniriche nelle quali incontrò figure del proprio Animus personale sotto l’aspetto del suo compagno di martirio Saturo e del diacono Pomponio. In particolare le apparve un pastore divino biancovestito e, in una visione successiva, un soccorrevole maestro gladiatore … resa più forte da questi daimones comparsi in sogno, Perpetua andò alla morte senza timore» (pg. 194). Le visioni di Mario come quelle di Perpetua?!?

A me piace pensare di essere stato partecipe di un evento straordinario che mi ha coinvolto – perché avvenuto nello studio di terapia    lasciandomi  quasi un messaggio: è rassicurante pensare che, quando arriva il momento di concludere la tua avventura in questo mondo, c’è qualcuno che ti viene a  prendere perché, in fondo,  al di là della soglia, a noi sono sconosciuti luoghi e sentieri dell’Altrove.Qualsiasi cosa sia avvenuta ha lasciato nel mio animo, dopo lo scuotimento  iniziale, tanta serenità.

Scrive Marie de Hennezel (psicoanalista francese che si dedica da anni all’accompagnamento dei morenti) nel libro “Il passaggio luminoso”: «uno degli ostacoli alla comunicazione con chi sta per morire sta proprio nel fatto che noi non siamo nel suo stesso tempo» (pg. 118).

Ringrazio Mario per questo: aver portato questo vissuto “atemporale” dentro il mio “presente” di terapeuta, spingendomi ad andare “oltre” gli ammonimenti e le regole rigide del setting psicoanalitico.

Scrive ancora Marie de Hennezel in “La morte amica”: «Mi ricordo di una frase di Lou Andreas – Salomé, una delle prime donne ad aver praticato la psicoanalisi nella scia di Freud: “E’  dandosi completamente che si ottiene con tanta pienezza”. Nei suoi scambi così acuti e intelligenti, con il maestro della psicoanalisi, lei non smetteva mai di proclamare che l’amore, ben lungi dall’essere un serbatoio che si svuota appena vi si attinge, si rinnova prodigandosi» (pg. 187).

Qui non c’è nulla da capire: non bisogna cercare di capire, bisogna soltanto vivere il mistero della vita. Parafrasando un’espressione di Hillman posso dire che questo evento non è fatto per essere spiegato, ma solo contemplato.

Ho riscoperto altresì l’importanza dell’intersoggettività nella relazione analitica, come scrive Paolo Cozzaglio in “Psichiatria Intersoggettiva” : «Curare vuol dire entrare in relazione senza bisogno di difendere il proprio ruolo di curante o paziente, perché questi sono solo una premessa funzionale alla relazione di cura stessa … perché il primo obiettivo della cura è entrare  in relazione con il Soggetto –paziente» (pg. 128).

Voglio concludere questa riflessione con una poesia che ho scritto subito dopo la conclusione di un’altra “ultima seduta” che non ha visto la morte di nessuno ma la rinascita psicologica di una signora trentenne. Ma anche per Mario è stata una rinascita, anche se non come la intendiamo noi psicoanalisti.

Questa poesia mi sembra racchiudere in sé la dinamica “misteriosa” che si muove nell’incontro tra due Soggetti che hanno percorso insieme un tratto di strada:

 Penso a te

che mi hai donato

frammenti di vita,

emersi dal teatro

dell’anima.

 

Appena te ne sei andata,

come un cacciatore di indizi,

ho iniziato a pellegrinare

spronato da un vuoto,

da una mancanza.

I tuoi simboli

hanno attivato i miei

ed ora, frammenti d’anima

che sonnecchiavano in me,

si agitano

per entrare in scena.

 

Desidero ritirarmi

in un nascondiglio,

fluire in un altrove

là dove,

solo per allusioni

celate nel reale,

si manifesta il mistero. (22 aprile 2013)

 

 Giuseppe Fojeni

 

BIBLIOGRAFIA

- Marguerite A. Sechehaye, Diario di una schizofrenica, Giunti 2006.

- Marie Louise von Franz, Rispecchiamenti dell’anima,Vivarium,2012.

- Marie de Hennezel, Il passaggio luminoso, Rizzoli,1998.

- Marie de Hennezel, La morte amica, Rizzoli, 1996.

- Paolo Cozzaglio, Psichiatria Intersoggettiva, FrancoAngeli, 2014.

 
< Prec.   Pros. >