Editoriale

Giubileo psicoanalitico?!?

 

L'altro giorno, mentre attraversavo Piazza del Duomo a Milano, la mia attenzione è stata catturata dalla "porta santa" aperta per l'anno giubilare indetto da Papa Francesco. Osservandola mi sono lasciato interrogare dalle immagini simboliche che suscitava in me.

vocatus_door.jpgLa porta rappresenta, da sempre, nell'immaginario umano, un luogo di passaggio tra l'esterno e l'interno, tra il conosciuto e ciò che ancora non si conosce. La porta si apre sul mistero e produce in chi la varca un importante valore dinamico e psicologico perché non solo suggerisce ed invita ad un passaggio, ma chiama anche a superarlo.

Nell'antichità le porte dei templi e delle città erano spesso provviste di guardiani feroci (animali favolosi, sfingi, mostri ...) quasi a volerne impedirne l'accesso a chi non ne era degno. Come se fosse necessario un cammino iniziatico per poter oltrepassare la soglia.

In Grecia guardiano delle porte era il dio Hermes per il quale non esisteva né serratura, né recinto, né confine.

Per l'antichità romana era Giano il custode delle porte solstiziali, cioè della fase ascendente e  discendente del ciclo annuale.

Insieme al suo corrispettivo dio indiano Ganesha, Giano è il custode delle porte degli dei e di quelle degli uomini.

Per il cristianesimo è Cristo la vera porta. Nel Libro dell'Apocalisse (3,20) il Cristo dice: «Ecco, sono alla porta e chiedo di entrare. Se qualcuno ascolta la mia voce ed apre la porta, io entrerò e consumerò la cena con lui e lui con me».

Così riflettendo sono giunto, piano piano, davanti alla porta della casa di Jung a Küsnacht a leggere la celebre frase che Jung volle scolpire sull'architrave: «Vocatus atque non vocatus deus aderit», cercato o no il dio verrà.

Non è una dichiarazione di fede cristiana. Risale all'oracolo di Delfi e la parola dio va intesa come “domanda ultima”.

Spiegò Jung in un'intervista: «Misi quell'iscrizione per ricordare ai miei pazienti e a me stesso che "il timore di Dio è l'inizio della sapienza"» come dice il Salmo. E perché: «Tutti i fenomeni religiosi, che non siano meri rituali della Chiesa, sono strettamente intrecciati con le emozioni».

Mi sono così ritrovato a guardare con occhi inconsueti la porta di ingresso al mio studio, pensando a  tutte le persone che la varcano e a me stesso che le accolgo, riscoprendo la responsabilità che prendo su di me quando faccio il terapeuta.

In fondo non sono anch'io il custode di questa porta, quale novizio Giano, Hermes, Ganesha, che indica un "oltre", al di là del già conosciuto e scontato?

Quando apro la porta dello studio e accolgo la persona che arriva non sto forse invitandola ad aprirsi ad altri spazi dove l'invisibile è di casa e il mistero la fa da padrone?

Non è forse il mistero che ci accompagna dal momento in cui varchiamo la prima  porta, quella del grembo materno ,fino al momento in cui oltrepasseremo l'ultima soglia, quella della morte?

Forse la proclamazione di un giubileo psicologico potrebbe aiutarci a riscoprire l'importanza del passaggio attraverso una porta dove anche la sofferenza del corpo, della psiche e dello spirito possa trovare  lo spazio adeguato ove poter viaggiare verso l'autenticità della vita, compiere quel percorso verso il completamento dell'esistenza: «La guarigione non è guarire tornando alla vecchia vita: è un abbracciare una nuova vita, nuove possibilità. Non si può tornare indietro alla vecchia vita» (E.Olsen,  citato in P. Cozzaglio, Psichiatria intersoggettiva, Franco Angeli, 2014, p.197).

Parafrasando il Sommo Poeta, sulla porta dello studio sarebbe bello campeggiasse la scritta luminosa «Abbiate ogni speranza, voi ch'intrate».

Giuseppe Fojeni

 

trovarsi
Scritto da Paola Manzoni   
giovedý 17 luglio 2008
ABSTRACT: La giovane donna entra nello studio in serata, con i segni sul viso di una giornata sovraccarica, il fisico minuto in parte rallentato nella consueta carica di energia da un movimento un filo claudicante : una brutta caduta che le ha fatto male ad un ginocchio e che stenta a guarire. “Salve, Paola”; la stretta di mano è forte come di consueto, nella poltroncina però si accascia, dimentica del paltò, appoggiato allo schienale.
Ultimo aggiornamento ( venerdý 18 luglio 2008 )
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il simbolismo della croce
Scritto da Filomena Rosiello   
giovedý 17 luglio 2008
ABSTRACT: “…La mia idea è che il simbolo della croce non abbia preso origine da nessuna forma esterna , ma da una visione endopsichica dell’uomo primitivo…”. Queste le parole di C.G.Jung alla fine della quinta conferenza della prima sessione  sull’analisi dei sogni tenuta il 6 Novembre del 1929.La croce accompagna l’uomo da tempo immemorabile e ha indubbiamente un grande significato simbolico per tutta l’umanità. Ieri come oggi la vediamo e ritroviamo ovunque non solo negli oggetti materiali ma anche nell’uomo ( quando allarga le braccia) e negli animali (un uccello in volo ad ali spiegate).

 

Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2014 )
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Eventi/News

  • 28-06-2014: Paolo Cozzaglio: Psichiatria intersoggettiva. FrancoAngeli, 2014

    Questo libro ci propone un percorso per avvicinarci alla malattia mentale, invece di allontanarla con angoscia, e così riscoprire – paradossalmente – che nella follia si può riconoscere il proprio essere Soggetto, se si comprende che la malattia è esperienza comune legata al vissuto di passività che si sperimenta nella vita. I luoghi, i percorsi, i pensieri della psichiatria vengono riconsiderati dall’autore per ricondurre il Soggetto al centro del processo di cura, quale centro epistemico che indirizza alla guarigione.

     

  • 22-02-2015: CEPEI seminari 2015

    Anche per il 2015 il CEPEI propone un ciclo di 2 seminari: QUALE PSICOANALISI OLTRE NARCISO? Guarda la locandina!

     

  • 03-07-2013: Tobie Nathan Una nuova interpretazione dei sogni. Ed. Cortina, 2011

     

  • 20-10-2013: IL PENSIERO AMATO

    E' uscito per la Zephyro Edizioni il libro + DVD dell'ultima intervista a Silvia Montefoschi, un mese prima della sua morte. L'intervista che lei stessa considerava il suo testamento spirituale.